Non ho più parole, solo parolacce: oggi ho fatto la prova per un lavoro e vi dico solo che a un certo punto sono scappata via, che la situazione era diventata leggermente insostenibile.
Ma andiamo con ordine, dopo un colloquio in un ufficio fra le campagne sperdute dove mi si prospettava un posto come sportellista per gli uffici Enel di Guifogna che a giorni dovrebbero aprire nei suoi dintorni, stamattina dovevo presentarmi alle otto nella sede dove avevo sostenuto il colloquio per una giornata di reclutamento.
Arrivata in sede giustamente mi scappava di fare pipì, e così ho chiesto di poter usare il bagno alle due segretarie che chiacchieravano amabilmente ignorando il gruppo di noi povere reclute che stavamo aspettando qualcuno che ci dicesse cosa fare, ma colcazzo, che una di loro ha messo scuse su scuse per non farmi entrare.
E già qui ho calato la prima bestemmia della giornata.
Quando poi finalmente qualcuno si è degnato di prestarci attenzione, hanno assegnato ad ognuno di noi un collega senior che avremmo affiancato durante il lavoro della giornata, e poi ci hanno fatto spostare di sede, ma non prima di avermi fatto togliere la macchina dal parcheggio aziendale per metterla in mezzo alle sterpaglie in strada, che i posti dentro al cancello erano di esclusiva dei dipendenti.
E qui la seconda bestemmia.
Subito dopo è arrivata la terza, dalle campagne sperdute di Guifogna saremmo dovuti arrivare a Burinland e mi è toccato salire in macchina con degli sconosciuti, ovvero il collega senior assegnato a me, un'altra malcapitata in cerca di lavoro e la collega senior assegnata a lei, senza possibilità di rifiutare e viaggiare in autonomia, e sempre a vescica piena.
Una goduria che non vi dico.
Fortunatamente, l'azienda ci ha offerto la colazione al bar prima di intraprendere il nostro "stage" e così ho potuto dare sfogo alla mia minzione, che stavo scoppiando.
Rifocillati e rabboniti dalla colazione, ogni gruppetto di collega senior e apprendista ha preso la propria strada (in tutti i sensi) e ci siamo divisi, che il lavoro consisteva nel bussare ad ogni porta per controllare le bollette dell'energia elettrica di ogni persona con la scusa degli adeguamenti di fornitura.
Inutile dire che sono state più le porte sbattute in faccia che altro, e non a torto.
Comunque, ho retto fino all'ora di pranzo e poi sono scappata abbandonando il collega senior al suo destino, che rompere il cazzo alla gente porta a porta è ben diverso dal fare la sportellista di negozio, e non era il caso di continuare con questa farsa.
Raggiunta la fermata dell'auto più vicina, la domanda è poi sorta spontanea: come ci torno alla mia macchina parcheggiata nelle campagne sperdute lontane da tutto e tutti?
Farsela a piedi per chilometri sotto il sole cocente delle due non era proprio il caso, il Tiranno non poteva allontanarsi dai suoi giri, e allora mi sono giocata l'ultima carta, chiamare zio Bobaggiustatutto sperando fosse a casa e potesse accompagnarmi alla macchina.
E grazie al cielo mi è andata bene, o non sarei qui adesso a narrare le mie epiche gesta.
Anche se poi, qualcosa di positivo c'è stato in questa giornata del cazzo, oltre al fatto che non risponderò più ad annunci che millantano posizioni di sportellista per Enel, Eni o chicchessia, ho rivalutato ampiamente il lavoro a contatto con il pubblico, molto migliore dello schifo di porta a porta che ho fatto oggi.
Che andassero a fanculo tutti, sia chi s'è inventato questo metodo di sfruttamento, sia l'azienda truffaldina e sia la segretaria stronza, meritate di bruciare all'inferno, maledetti che non siete altro.
Meglio pane e acqua che porta a porta, eccheccazzo.
martedì 13 giugno 2017
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