Ieri ci sono stati i funerali di Tonnaso Parapiglia, e ora è tutto finito.
La funzione in chiesa è stata un po' la fiera dell'ipocrisia, così come in vita Tonnaso ha sempre dovuto seguire i dettami religiosi imposti da genitori e moglie, anche dopo la morte non ha avuto un briciolo di tregua da ciò in cui non credeva assolutamente.
A questo punto dubito fortemente che sia stata una sua volontà quella di essere seppellito nella cappella di famiglia in Abruzzo, lontano da tutto e tutti, ma vabbè, non sono affari miei.
E però mi scoccia che noi amici non potremo mai andare a trovarlo.
Anche il discorso della moglie è stato molto ipocrita, e a tratti manipolativo, come lei del resto, specialmente quando ha fatto un leggero rimprovero verso quelle persone che hanno sempre obbligato Tonnaso a comportarsi secondo i loro dettami, essendo lei stessa la prima ad averlo fatto abbondantemente fin dal primo giorno in cui si sono messi insieme, azzerando la sua personalità e plasmandola a suo piacimento.
Il bue che dice cornuto all'asino, insomma.
Poi, poverina, piangendo ha detto che l'unico dono che gli ha fatto il marito è stato il figlio, il loro grande amore, forse dimentica della casa, del lavoro e di tutti i privilegi che in questi vent'anni ha avuto stando con lui, ma vabbè, sono dettagli.
Ovviamente non poteva mancare l'autocelebrazione, che te lo dico a fare, piangere mentre si afferma che Tonnaso abbia sempre detto di non essersi mai sentito tanto amato come da lei è stata una gran mossa ad effetto, anche se era decisamente una grandissima stronzata, e ne ho le prove.
E tutti hanno applaudito la vedova inconsolabile dopo il suo accorato discorso, tranne me.
Ma vabbè, sticazzi.
Però una cosa giusta l'ha detta, che la morte lo ha liberato da tutte le sue sofferenze, e vivere la vita che volevano genitori e moglie è la prima di queste, senza alcuna ombra di dubbio.
Come ciliegina sulla torta, il fratello e la sorella che avevano chiuso i rapporti con lui da anni, lasciandolo solo durante l'evolversi della sua malattia, erano ben presenti alla funzione: il fratello a volte in disparte e a volte a fianco della madre, e la sorella invece a prendersi condoglianze e abbracci saltellando tra tutti i presenti, fedele al suo ruolo di primadonna ad vitam.
La mamma dal canto suo non sembrava molto presente, e non credo mi abbia riconosciuto quando sono andata a salutarla, mentre il padre aveva proprio rimosso chi fossi, sebbene abbia frequentato per più di tre anni la sua casa.
Ma vabbè, non me ne stupisco di certo.
Però mi dispiace, avrei voluto avere una conversazione più confidenziale e amabile con loro, recuperare un po' di questi vent'anni passati, e invece niente, è andata così.
Sì, lo so che finora ho scritto parole piene di rabbia e livore, ma non ho mai sopportato granché il fatto che la personalità "prorompente" di Tonnaso fosse stata annullata così tanto negli anni da quelle persone che dicevano di amarlo, specialmente la moglie.
Se lo ami, lo accetti per quello che è, punto, e se non ti sta bene, te ne cerchi un altro, o sbaglio?
E non sono la sola a pensarla così, anche gli altri suoi amici sono dello stesso avviso, e ne abbiamo ulteriormente discusso davanti a un calice di prosecco dopo la funzione, prima di salutarci con la promessa di rivederci per una serata commemorativa e rcicordare il nostro Tonnaso come si deve e come merita, senza ipocrisie e gesucristi di mezzo.
Tonnaso Parapiglia era un'anima pura, buona e innocente, unico nel suo genere, a volte così impetuoso e senza freni da risultare scomodo e pesante, una personalità complessa che i suoi familiari, non riuscendo a comprendere fino in fondo e ad accettare, hanno sempre cercato di reprimere chiudendolo in una gabbia di credo religioso che placava solo loro stessi, convinti di essere nel giusto sempre e comunque, perché la religione e i suoi dogmi sono la verità assoluta, e non si discute.
E Tonnaso, che era buono e non avrebbe mai fatto qualcosa per ferire i suoi familiari, ha sempre accettato un dio in cui non credeva e ha vissuto la sua vita come volevano loro, sacrificando per quanto possibile la sua personalità e i suoi desideri, per un bene superiore.
Mio caro Tonnaso, lasci un vuoto incolmabile nei nostri cuori, sai?
Anche nel mio, sebbene mi sia chiusa e non abbia mai voluto interagire con te in questi ultimi anni in cui affrontavi la malattia e avevi allungato una mano verso di me, che ho rifiutato di prendere.
Ma non l'ho fatto per cattiveria, sai?
Non ti ho mai portato rancore per la fine della nostra storia e non ho mai avuto brutte parole per te, quando mi hai cercato avevo altro a cui pensare e non credevo di riuscire a sopportare il peso della tua presenza nella mia vita fin troppo dissestata, e poi volevo evitare qualsiasi occasione di malanimo di tua moglie, e ho mantenuto le distanze credendo di fare la cosa migliore.
Ad oggi me ne pento, tutte le parole che non ci siamo detti ormai rimarranno solo nella mia mente, e ti dirò, adesso non so se riuscirò a sopportare questo di peso, che la tua assenza fa male, ma male veramente.
E sai cos'altro ti dico?
Che sono io quella che ti ha amato di più, porcazzozza, io ti ho sempre accettato per quello che eri e non ho mai voluto cambiarti, con me eri libero di essere te stesso, e sono sicura che sia per questo che agli amici hai sempre detto che ero io il tuo grande amore, l'unica che ti ha sempre amato così com'eri, puro e senza freni.
Anche io ho diritto a un po' di autocelebrazione ogni tanto, eccheccazzo.
Mio caro Tonnaso, eri un'anima candida in un mondo alla deriva, ma tutto il bene che hai fatto e che hai sempre dato agli altri non è andato perduto, è rimasto indelebile nei nostri cuori, così come lo sarà il tuo ricordo.
E il ricordo di come eri buono con tutti mi sarà sempre d'esempio per essere ogni giorno una donna migliore, perché è vero che in questo schifo di mondo vanno avanti i furbi e i prepotenti, ma chi rimane nel cuore e nella mente delle persone alla fin fine sono i buoni.
Mio caro Tonnaso, faccio davvero fatica ad accettare che tu non ci sia più su questa terra, la tua morte è stata devastante.
Sarai sempre nel mio cuore e nei miei pensieri, sempre, con amore.
giovedì 26 marzo 2026
How far you'll go
mercoledì 18 marzo 2026
Questa settimana sembrava essere cominciata calma e placida come al solito, quando a scuotere la mia routine di casalinga disperata è arrivata una telefonata di zia per avvisarmi che l'indomani sarebbe venuta con zio Bobaggiustatutto qui a Dreamland, e con l'occasione le sarebbe piaciuto passare a trovarmi.
E che problema c'è?
Peccato che poi si sia messa di mezzo mamma Samara che ieri si è autoinvitata a pranzo da zia per festeggiare insieme il suo compleanno (di zia, non di mamma Samara), rovinando così i piani di tutti, di cui era totalmente all'oscuro.
E che je vai a di'?
Le avevano dato il riposo all'improvviso e ha voluto passare la giornata con la sorella, alla fine era mossa da buone intenzioni, mica per altro.
Però che cazzo.
Che poi zia ha pure cercato di rimediare invitandomi a pranzo, ma non mi andava di accollare anche il mio di disturbo, e quindi ho rifiutato l'offerta e me ne sono rimasta a casa, sola e sconsolata (manco troppo).
Ovviamente, quando poi ho sentito mamma Samara al telefono le ho fatte le mie dovute rimostranze, che mi ha rimbalzato prontamente, e per concludere le ho sferrato una delle mie perle di massimo disturbo convinta di farla ridere, asserendo che mi aveva rovinato la giornata, velata presa per culo a lei che ripete sempre quella frase quando non facciamo quello che ha programmato, ottenendo però di farla incazzare, che pare che quando parlo io a lei in automatico je se attappa la vena, qualsiasi cosa io dica.
Per fortuna le è passata subito, però che cazzo.
Tornando a zia, lo scopo principale della telefonata di lunedì era un altro, ovvero cercare consiglio e approvazione dalla nipote migliore che ha, me stessa medesima, su una questione spinosa di cui le sorelle se ne stanno sbattendo allegramente il cazzo, ognuna per le proprie sacrosante ragioni.
Il fatto è presto detto: le sue cugine del paesello hanno organizzato per Pasqua un pranzo in onore di zia Merdella che compie novantuno anni, la zia più cattiva e stronza di tutti i parenti che abbiamo, motivo per il quale mamma Samara non ha neanche voluto partecipare al gruppo whatsapp cancellandosi subito appena messa dentro.
La zia Inutile invece ha rifiutato a prescindere perché lei ha sempre tenuto le distanze con tutta la sua famiglia, genitori compresi, figuriamoci quindi quanto le interessi passare la Pasqua con una vecchia zia che avrà visto due volte negli ultimi trent'anni, ai funerali dei genitori.
E quindi zia, che al contrario delle sorelle ci tiene tanto a mantenere i rapporti con tutta la famiglia, si sente combattuta al riguardo perché vorrebbe partecipare a questo pranzo per stare con le cugine, ma come la sorella maggiore mal sopporta quella stronza della zia e non gliene frega nulla di festeggiare il suo compleanno.
E io che sono bellabuonaebrava non ho potuto mica dirle che doveva fare come le sorelle, anche se condivido appieno il loro punto di vista odiando abbestia quella stronza di zia Merdella, ma mi sono dovuta limitare a consigliarle di valutare bene i pro e i contro di tutta la faccenda, considerando anche quanta merda la zia Merdella ci ha buttato addosso negli anni vessando da sempre Generalenonna, e di decidere in base a quello che sentiva giusto per lei.
Che poi, a prescindere dalla reunion di tutti i cugini, secondo me il motivo principale per il quale zia ci tiene tanto ad andare fuori per Pasqua è quello di avere un attimo di respiro dall'onere di dover servire e riverire la figlia Malmostosa, di cui sta cominciando ad averne piene le palle, e mi ci gioco le mie di palle se non è così.
Anche perché proprio lei se n'è uscita che non ha voglia di cucinare per quel giorno, e paradossalmente spenderebbe meno ad andare al paesello che a pranzo fuori con tutta la famiglia al completo, quindi, come darle torto?
Ma tu guarda cosa sono costretti a fare i miei zii per avere un attimo di respiro dalla figlia Malmostosa, non ce se crede.
E non dite di parlarne, che non è mai servito a un cazzo, con lei.
Comunque, a prescindere da cosa sia giusto o sbagliato, ogni decisione che alla fine prenderà zia, le porterà una buona razione di sofferenza: se sceglie di andare al compleanno di zia Merdella calpesterebbe il rispetto per la madre sempre vessata dalla sua cognata di merda, mentre se sceglie di rimanere con la sua famiglia, verrebbe calpestata dalla figlia.
La situazione è talmente pesante che non mi sento neanche di sdrammatizzare aprendo le scommesse, per stavolta passo.
Però, che cazzo.
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